Come nasce una crisi… #gvlifestyle #gv

Cari Amici,
tutti noi sappiamo che nella determinazione di un evento, o di uno stato, concorrono numerosi fattori; ognuno di essi, sia in direzione positiva che negativa, sommati come tante punture di spillo, determinano l’entità del fenomeno. Consentitemi una breve digressione per fornirvi una visione semplificata di quella che è la situazione economica italiana del momento.

Cominciamo da una breve analisi industriale. Per semplificare, immaginatevi l’Italia come schiacciata da una morsa: da un lato si trovano i paesi industrializzati, che basano il loro successo su fortissimi investimenti in ricerca e sviluppo volti a determinare quell’innovazione tecnologica che guida il processo evolutivo della qualità dei servizi; dall’altro lato ci sono tutti quei paesi che, fornendo un servizio produttivo a costi inferiori, determinano quel fenomeno di migrazione produttiva più noto con il termine delocalizzazione, che contribuisce a impoverire il tessuto industriale italiano.

In questo quadro si salvano solo le aziende appartenenti a quelli che noi definiamo i distretti industriali nei quali, per causalità e casualità di varia natura, si sono formate competenze distintive che determinano ancora oggi un successo in alcuni settori più o meno di nicchia. Se a questo quadro, ovviamente semplificato e generalizzato, si aggiungono da un lato le difficoltà del sistema bancario italiano ad erogare credito, e il fenomeno di una pressione fiscale sicuramente non incentivante a uno sviluppo industriale (basato ad esempio sulla detassazione degli investimenti, tipo la legge Tremonti dell’epoca) possiamo capire quanto sia difficile puntare su una ripresa industriale come elemento portante per uscire dalla crisi che avvolge il nostro paese.

 In questo quadro all’Italia restano due elementi fondamentali per guidare una ripresa, ovvero la creatività e i servizi: sorvoliamo sul tema inerente alla creatività, che supporta il successo del made in Italy meno di quanto potrebbe ma comunque è un driver, parliamo invece dei servizi. Qual’é il primo servizio per un paese che possiede oltre il 60% delle opere d’arte mondiali e un insieme così variegato di località turistiche così irripetibilmente uniche e affascinanti? La risposta è retorica il Turismo. A tal proposito mi preme farvi la seguente analisi di un fatto noto alle cronache italiane accaduto in questi giorni che rientra perfettamente nella tipologia delle punture di spillo che ho su citato.

Mi trovo a Cortina d’Ampezzo, località che amo profondamente, avendo vissuto e studiato proprio qui fino all’eta di 17 anni. Come ormai tutti sanno Cortina è stata fortunatamente colpita, espressione quasi ossimorica, da un abbondante nevicata, situazione più che sperata da ogni località invernale. Cortina invece non ha tratto benefici, poiché non attrezzata per accogliere con disinvoltura un evento meteorologico normale e auspicale per una stazione sciistica. Ci siamo trovati infatti al buio e senza riscaldamento per 36 ore nel periodo più importante della stagione invernale. Voi vi chiederete perché al buio e al freddo quando esistono i gruppi elettrogeni che dovrebbero essere normali prassi da adottare nella cosiddetta Perla delle Dolomiti? Perché qui poche strutture ne sono dotate. Ho infatti appreso che diverse persone hanno posticipato il loro arrivo e i mal capitati già presenti si sono visti servire cene fredde a lume di candela per poi recarsi nelle loro stanze a dormire con i maglioni. A parte la parentesi “retrò” e romantica del paese buio e illuminato dalla fioca luce di candela, come pensiamo di competere e sopratutto di lamentarci della nostra soccombenza nei confronti di stazioni sciistiche estere, che hanno persino i marciapiedi termici che nn consentono alla neve di attecchire e di conseguenza ai passanti di poter scivolare, quando noi rimaniamo al buio e al freddo per due giorni che rappresentano il 20% del periodo delle vacanze natalizie?

 Io non voglio soffermarmi su temi più importanti come avere l’aeroporto, questione che deve fare i conti con limiti naturali, e neanche soffermarmi sull’inutilità del dibattito riguardante la costruzione di un’opera inutile e deturpante come quella della presunta tangenziale, che avrebbe dovuto attraversare il paese, ma sicuramente mi soffermo sull’esortazione sia all’amministrazione comunale che agli imprenditori titolari di strutture ricettive nell’essere adeguati sia nei mezzi, sia nel fornire servizi di prima necessità. Perché non è tanto importante l’entità del servizio, ma è importante l’assenza del disservizio. È un dovere di chiunque abbia il privilegio di determinare le sorti di magiche località come questa di far ricorso a tutte le capacità e gli sforzi imprenditoriali possibili per coglierne a pieno la valorizzazione che loro bellezza naturale merita.

Io amo Cortina e i suoi abitanti e questo mio monito nasce con la speranza che venga recepito in maniera costruttiva: ognuno di noi, a prescindere delle proprie volontà, deve adempiere all’obbligo morale ed etico di fornire la propria puntura di spillo.
Forza Cortina, sei la perla delle Dolomiti: torniamo a dimostrarlo al mondo come facemmo nelle olimpiadi del 56!

 GV